Arpa celtica su tavolo di legno illuminata da una candela, paesaggio irlandese nebbioso visibile dalla finestra, atmosfera pittorica

Ci sono sere in cui basta poco — una melodia di arpa, il respiro di una cornamusa dal mantice, il battito morbido di un bodhrán — per sentirsi improvvisamente altrove: in una brughiera al tramonto, in un pub affollato di Galway, o davanti a un fuoco acceso in una notte di Samhain.

La musica celtica ha questo potere evocativo: porta con sé immagini di nebbie, di coste frastagliate, di tradizioni orali che attraversano i secoli. Ma cosa intendiamo davvero quando parliamo di "musica celtica"? Chi la suona, con quali strumenti, da dove arriva?

Questa è una guida per chi vuole cominciare a esplorarla sul serio — senza pregiudizi, senza romanticismi, ma con curiosità.

Un nome, tante tradizioni

"Musica celtica" è un'etichetta moderna. I Celti storici — il grande insieme di popoli indoeuropei che fra il V secolo a.C. e il I d.C. occupò un'enorme porzione d'Europa — non hanno lasciato spartiti, né strumenti intatti, né registrazioni. Di come suonasse davvero la loro musica sappiamo pochissimo: qualche frammento iconografico, reperti come il carnyx (la lunga tromba da guerra), qualche accenno negli scritti di autori greci e romani.

Oggi, quando diciamo "musica celtica", ci riferiamo a un insieme di tradizioni popolari moderne, radicate in territori che storicamente o linguisticamente si considerano ancora celtici: Irlanda, Scozia, Galles, Cornovaglia, Isola di Man, Bretagna (in Francia), e in senso allargato Galizia e Asturie (in Spagna). Sono le cosiddette "sette nazioni celtiche" — una costruzione identitaria ottocentesca, ma non per questo meno viva.

Ogni territorio ha la propria anima musicale, i suoi strumenti, i suoi ritmi. Quello che le unisce non è un'origine comune dimostrabile — nessuno suona oggi come si suonava davvero duemila anni fa — ma una forte consapevolezza identitaria, e un revival che a metà Novecento ha riportato sotto i riflettori tradizioni che sembravano destinate a spegnersi.

Gli strumenti della "famiglia celtica"

Quando si parla di musica celtica, alcuni strumenti tornano più spesso di altri. Non sono tutti "celtici" in senso stretto — ma sono quelli che hanno plasmato il suono riconoscibile di questa tradizione.

L'arpa celtica (clàrsach)

Forse il simbolo più universale. In Irlanda e Scozia è documentata dal primo Medioevo come strumento dei bardi: le corde erano di metallo (bronzo, ottone, argento, persino leghe d'oro) e si suonava con le unghie. Oggi esistono versioni più piccole rispetto all'arpa classica, senza pedali ma con leve per ottenere i semitoni, e con corde in nylon, carbonio o budello. L'arpa è anche sull'emblema nazionale irlandese.

Le cornamuse: una famiglia, non un singolo strumento

  • La Great Highland Bagpipe scozzese — quella dei kilt, delle parate militari, del bordone — è la più conosciuta. Si suona soffiandoci dentro.
  • Le uilleann pipes irlandesi sono invece cornamuse "a mantice": l'aria arriva dal mantice spinto con il gomito (uilleann significa "gomito" in irlandese). Hanno un suono più dolce, più cantabile, e un repertorio finissimo di ornamentazioni.
  • In Bretagna si suona la biniou, accompagnata spesso dalla bombarde, un oboe popolare potente e penetrante.
  • In Galizia la gaita galega è lo strumento identitario per eccellenza.

Il tin whistle (penny whistle)

Un flauto dritto in metallo, economico e dalla voce limpida. Esisteva nelle fiere ottocentesche come strumento "da un penny" — da cui il nome. Oggi è il punto d'ingresso più comune per chi vuole iniziare: si impara in fretta, costa pochi euro, e permette di suonare un enorme repertorio di melodie tradizionali.

Il violino (fiddle)

Lo stesso strumento della musica classica, suonato però con stili completamente diversi: attacchi più percussivi, ornamentazioni particolari, ritmo più trascinante. In Irlanda, Scozia, Galizia e Bretagna è probabilmente lo strumento portante di moltissime session.

Il bodhrán

Un tamburo a cornice irlandese: cerchio di legno, pelle di capra tesa, si tiene su un ginocchio e si batte con un bastoncino a due teste (il tipper) o con la mano. Scandisce il ritmo delle danze. Nonostante l'apparenza semplice, è uno strumento difficilissimo da suonare davvero bene.

Il flauto irlandese

Di solito in legno, senza chiavi o con poche chiavi — diverso dal flauto traverso classico. Ha un suono più caldo, più "parlato".

Voce e stili di canto

Non si può parlare di musica celtica senza menzionare il canto: dal sean-nós irlandese (un canto monodico ornato, quasi recitato, in gaelico) alle ballate scozzesi, dai kan ha diskan bretoni (canto a risposta per danzare) ai cantares galiziani.

Le forme musicali più diffuse

Ogni area ha le sue danze e le sue forme, ma alcuni pattern ricorrono ovunque:

  • I reel (4/4, veloci e trascinanti)
  • Le jig (6/8, più saltellanti)
  • Le hornpipe (4/4 con swing accentato)
  • Le slow air (melodie lente e malinconiche, spesso derivate da canti)
  • Gli strathspey e i pibroch scozzesi (le ornamentazioni per Great Highland Bagpipe)
  • I fest-noz bretoni — vere e proprie feste di danza comunitaria, iscritte dal 2012 nel patrimonio immateriale dell'umanità UNESCO.

Il grande revival del Novecento

La musica celtica come la conosciamo oggi è figlia di un revival moderno, non di una tradizione ininterrotta. A fine Ottocento il Celtic Twilight, un movimento letterario e artistico irlandese legato a William Butler Yeats, riporta al centro mitologia, lingua e tradizioni gaeliche. Ma è dagli anni '60-'70 del Novecento che la scena musicale esplode.

Nel 1962 a Dublino nasce The Chieftains, fondato da Paddy Moloney (uilleann pipes, 1938–2021) con Sean Potts e Michael Tubridy. I Chieftains porteranno la musica irlandese nei grandi teatri del mondo e nella musica da film (si pensi a Barry Lyndon di Kubrick). Registreranno 44 album.

In Bretagna, Alan Stivell pubblica nel 1971 Renaissance of the Celtic Harp, album che vince il Prix de l'Académie Charles Cros e rilancia a livello mondiale l'arpa celtica come strumento contemporaneo, aprendo la strada al revival bretone.

Sempre in Irlanda nascono i Clannad (1970, Gweedore, Donegal): il successo esplode nel 1982 con il Theme from Harry's Game, la voce eterea di Moya Brennan apre un'intera vena. Dal gruppo si stacca Enya, che con Watermark (1988) e Shepherd Moons (1991) porta il suono celtico contaminato con new age a un pubblico planetario.

La canadese Loreena McKennitt costruisce negli anni '90 un proprio mondo sonoro, fondendo musica celtica e atmosfere mediorientali: The Visit (1991), The Mask and Mirror (1994), The Book of Secrets (1997).

Altri nomi imprescindibili per chi vuole mettere a fuoco la scena: Altan, Capercaillie, Planxty, The Dubliners, e per il folk più recente Runa, Solas, Lúnasa.

La scena italiana

Anche in Italia la passione per la musica celtica ha radici profonde. Il gruppo più conosciuto all'estero è probabilmente il Birkin Tree (fondato nel 1993, base in Liguria), formazione di Fabio Rinaudo (cornamusa irlandese, flauti), Daniele Caronna (violino, chitarra) e Michel Balatti (flauto traverso irlandese). È l'unica formazione italiana a esibirsi regolarmente in Irlanda in festival come il Feakle Festival, l'Ennis Trad Festival e l'O'Carolan Harp Festival, con oltre 1.900 concerti all'attivo in trent'anni di carriera.

Il panorama folk-rock italiano di ispirazione celtica è stato segnato dai Modena City Ramblers (dal 1991), nati sulla scia del revival folk dei primi anni '90: il loro "combat folk" mescola influenze irlandesi (reel, jig, cornamusa) con testi di impegno civile, e ha contribuito ad avvicinare un pubblico italiano molto ampio al suono celtico.

In ambito festival, l'Italia ospita oggi alcuni degli appuntamenti celtici più interessanti d'Europa:

  • Il Montelago Celtic Festival (altopiano di Colfiorito, Marche) è il più grande festival celtico italiano, con una solida programmazione internazionale.
  • Il Celtica Valle d'Aosta (Courmayeur, ai piedi del Monte Bianco) unisce musica, rievocazione storica e spiritualità.
  • Altri appuntamenti come il CelticWave Fest portano in scena una dimensione interceltica allargata.

Per l'elenco aggiornato degli eventi di quest'anno, rimandiamo alla nostra guida ai festival celtici in Italia.

Come iniziare ad ascoltare

Se non hai mai ascoltato musica celtica in modo "serio", un percorso possibile è questo:

  1. Parti dai Chieftains (album The Chieftains 4, 1973 — oppure il più accessibile Water from the Well, 2000) per sentire la tradizione irlandese in purezza.
  2. Passa ad Alan Stivell (Renaissance of the Celtic Harp, 1971) per l'arpa celtica "ricostruita" in chiave moderna.
  3. Prova i Clannad (Magical Ring, 1983) o Enya (Watermark, 1988) per la vena più atmosferica.
  4. Loreena McKennitt (The Book of Secrets, 1997) per una musica celtica aperta al mondo.
  5. In Italia, Birkin Tree per la tradizione irlandese suonata con rigore, e Modena City Ramblers per il folk-rock militante.

Poi, se la musica ti prende davvero, il passo successivo è andare a sentirla dal vivo: in una session di pub (in molte città italiane esistono sessioni aperte regolari), in un festival, in un fest-noz bretone. Perché la musica celtica, alla fine, non è tanto un insieme di dischi: è una tradizione orale che vive ancora oggi, suonata da chi la trasmette ad altri in cerchio, intorno a un tavolo, con una pinta accanto.

Per approfondire